
Come nasce l’Aurora boreale o australe?
Aurora polare, spesso viene riconosciuta come aurora boreale o australe, però il loro nome specifico è associato in base alla nostra posizione geografica, ovvero aurora boreale se ci dovessimo trovare nell’emisfero nord, invece aurora australe se la nostra posizione è nell’emisfero sud.
L’aurora è caratterizzata dai fasci luminosi e di forme che variano a secondo del tempo e dello spazio, i colori che spesso notiamo sono il rosso, verde e azzurro.
Le forme vengono chiamate archi aurorali, questi perché sono causati dall’interconnessione tra le particelle cariche di protoni ed elettroni di origine solare con la ionosfera terrestre. Ricordiamoci però che le particelle stimolano gli atomi presenti in atmosfera che diseccitandosi emettono questi fasci di varia luce.
Nel 1859 cominciarono ad apparire nel suolo americano alcune aurore polari, in alcuni centri scientifici le strumentazioni subirono forti e inspiegabili variazioni e correnti spurie si formarono nelle linee telegrafiche.
Dopo alcuni giorni dall’avvenimento di questa aurora polare, l’astronomo inglese Richard Christopher Carrington aveva notato secondi alcuni studi un gruppo di macchie solari di dimensioni insolitamente grandi, dal quale partiva un lampo di luce biancastra, che dopo qualche ora produsse una seconda ondata di aurore di grande intensità.
Come ben sappiamo in Italia non possiamo vedere questo spettacolo, in realtà però nella notte tra il 17 e il 18 novembre 1848 il fenomeno dell’aurora è stato talmente inteso ed esteso da essere visibile anche a basse altitudini. La conformazione delle aurora varia continuamente, gli archi e i raggi iniziano a 100 km sopra la superficie terrestre e si estendono verso l’alto lungo il campo magnetico, per centinaia di chilometri. Gli archi possono essere molto sottili, anche solo 100 metri, pur estendendosi da orizzonte a orizzonte, riescono a rimanere quasi immobili e poi a torcersi e muoversi.
Dopo la mezzanotte, l’aurora può prendere una forma a macchie e ognuna delle macchie spesso lampeggia più o meno ogni 10 secondi è di un giallo verdognolo, ma a volte i raggi possono diventare rossi in cima e lungo il bordo inferiore.
In occasioni molto rare, la luce del sole può colpire la parte superiore dei raggi creando un debole colore blu. Ancora più raramente (una volta ogni 10 anni o più) l’aurora può essere rosso sangue da cima a fondo.
Oltre a produrre luce, le particelle energetiche che formano l’aurora portano calore freddo. Questo è dissipato come radiazione infrarossa o trasportato via dai forti venti dell’alta atmosfera bassa.
Le visibilità delle aurore varia a secondo delle particelle, ovvero se l’aurora è prodotta dagli elettroni è possibile vederla ad occhio nudo, invece quelle di protoni possono essere osservate solo con l’aiuto di particolari strumenti, sia da terra sia dallo spazio.
L’aurora polare è visibile nei paesi come la Scozia o nella zona della penisola scandinava.
Le aurore sono più intense e frequenti durante periodi di intensa attività solare, periodi in cui il campo magnetico interplanetario può presentare notevoli variazioni in intensità e direzione, aumentando la possibilità di un accoppiamento cioè riconnessione magnetica con il campo magnetico terrestre. Inoltre, le aurore quando appaiono possono emettere dei suoni che sono simili a sibili.
In realtà sono dei suoni elettrofonici, un fenomeno che si può manifestare, sebbene molto più raramente, anche durante l’apparizione di bolidi. L’origine di questi suoni non è ancora chiara: si ritiene che essi siano dovuti a perturbazioni del campo magnetico terrestre locale, causate da un’aumentata ionizzazione dell’atmosfera sovrastante.

